Dette anche grive, sono una specialità della Val Bormida, ma si trovano anche in altre località della provincia di Savona. Per prepararle bisogna tritare il fegato di maiale insieme alla salsiccia, aggiungendo bacche di ginepro ( o meglio pepe, che però essendo più costoso, una volta era appunto sostituito dal ginepro ) e aglio, insaccati nella rete del maiale. Si presentano come delle polpettine ci circa 50 grammi ciascuna e si consumano fresche, cotte sulla piastra, oppure fritte. Un altro modo di prepararle consiste semplicemente nel farle scaldare a bagnomaria.
Detto anche lisone, è un piatto contadino della Val Bormida; si tratta di una morbida focaccina di patate con una piccola cavità all’interno dove si mettono condimenti vari, come sugo di porri o di cipolla e pesto. In località Riofreddo, a Murialdo, si fanno in occasione della festa di San Rocco, il 16 Agosto.

Il castagno ha un’ampia diffusione nell’Appennino Ligure, perciò le castagne sono da sempre molto presenti nella cucina regionale, sia in quella più umile come in quella più ricaa. Nella Val Bormida in particolare, spicca la varietà Gabbiana: non troppo grossa, dà una farina molto dolce e gustosa. Altre varietà sono la Garessina e, nel Levante, la Gentile, la Carpenese e la Bunneive, particolarmente adatte all’essiccazione. Questi frutti dei boschi, ricchi di amido e carboidrati, per il loro apporto energetico sono ststi fondamentali nell’alimentazione delle valli liguri, poverissime per secoli. Si facevano bollite, ballotte, arrostite, si seccavano e si macinavano. Sotto forma di farina davano sostanza a varie preparazioni. Una parte di farina di castagne può entrare nella pasta fatta in casa, per esempio nelle trofie e nei tagliolini rivieraschi, regalando il colore scuro caratteristico. A base di castagne è anche il pan Martìn, cotto sotto il testo su un letto di foglie di castagno.