Cinque Terre DOC Sciacchetrà
Appartiene alla categoria dei passiti questo famoso vino, detto nei tempi andati Amabile o Vernaccia. Può vantare di essere stato apprezzato a papi, re, uomini illustri, ma soprattutto da poeti e letterati che ne cantarono le lodi: Dante, Petrarca, Boccaccio (che lo conobbe col nome di Vernaccia di Corniglia), Cervantes e, in tempi più vicini, da Carducci, Pascoli e Montale. Raro da sempre, il vero Sciacchetrà era diventato introvabile. Nel 1982 la Cooperativa Agricoltura inaugurò una cantina a Manarola che proponeva un circolo virtuoso, puntando sulle uve e affidandone la vinificazione a un enologo di talento. E il miracolo si è compiuto: oggi questo vino è rinato e, sia pure a caro prezzo, si può gustare e acquistare con l’emozione di bere un nettare antico e glorioso. Il nome, schioccante come una frustata, viene forse da sciaccare, in dialetto pestare e da “tirare” ( ma sembra poco probabile ) oppure, come sostiene qualcuno, dal biblico shakar, il vino dell’offerta a Dio. Portato fin quassù dalla Grecia? Non si può escludere. Il mistero del nome continua. L’uva, a differenza di quanto si fa per altri vini passiti, non va lasciata maturare troppo, anzi, va colta una settimana prima della vendemmia; si spiccano i grappoli più maturi, i più sani e radi, e si mettono poi ad appassire all’aria aperta, su graticci riparati dal sole, per due mesi. Il vino, dopo la spremitura, matura sulle bucce, cioè nel mosto di fermentazione. Si utilizzano le stesse uve Bosco, Albarola e Vermentino del Cinque Terre DOC: il colore è più dorato, con riflessi d’ambra, poi diventa anche più bruno. Il sapore va da dolce a quasi secco, pieno, armonico, vellutato. Gradazione: 13,5°. Invecchiamento di un anno e più, arriva alla perfezione dopo cinque anni. Il Cinque Terre Sciacchetrà Riserva non può essere immesso al consumo prima del 1 novembre del terzo anno successivo alla vendemmia. Si tratta di un vino da dessert, lo si beve con i dolci, la frutta e come vino da fine pasto. Non va servito troppo freddo, ma a 14-16°C e va centellinato con parsimonia. Dentro il suo sapore e il suo colore sono concentrati il profumo del mare e la fatica di una viticoltura straordinaria, che dà un carattere preciso all’affascinante paesaggio delle Cinque Terre, riconosciuto “patrimonio universale” dall’UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization).